D’Alema dissimulator cortese
Il primo inciucio non si scorda mai, tutt’al più si può provare a dissimularne la memoria del cuore. Massimo D’Alema non è un temperamento sentimentale, eppure nell’intervista rilasciata il primo maggio al Corriere della Sera ha fatto trasparire una entente con Silvio Berlusconi che nemmeno la più onesta dissimulazione avrebbe potuto sopire. Se il Cav. è noto per essere uno che mente sapendo di smentire, il suo ex collega di Bicamerale ha detto il vero sapendo d’incoraggiare il gioco dei retropensieri: “Voglio rivelarle che, durante l’elezione per il capo dello stato, il presidente Berlusconi ha avuto la cortesia di chiamarmi al telefono per spiegarmi le ragioni per le quali non riteneva possibile la convergenza sul mio nome".
23 AGO 20

Il primo inciucio non si scorda mai, tutt’al più si può provare a dissimularne la memoria del cuore. Massimo D’Alema non è un temperamento sentimentale, eppure nell’intervista rilasciata il primo maggio al Corriere della Sera ha fatto trasparire una entente con Silvio Berlusconi che nemmeno la più onesta dissimulazione avrebbe potuto sopire. Se il Cav. è noto per essere uno che mente sapendo di smentire, il suo ex collega di Bicamerale ha detto il vero sapendo d’incoraggiare il gioco dei retropensieri: “Voglio rivelarle che, durante l’elezione per il capo dello stato, il presidente Berlusconi ha avuto la cortesia di chiamarmi al telefono per spiegarmi le ragioni per le quali non riteneva possibile la convergenza sul mio nome. ‘La maggior parte dei nostri elettori non capirebbe’ perché la considerano uno dei nostri avversari più pericolosi’. E lei che gli ha risposto? – domanda dell’intervistatrice, Maria Teresa Meli, ndr – La ringrazio: se volesse fare un’intervista per spiegare questo concetto anche a qualche elettore di sinistra…”. La frase da verificare, nel virgolettato, è quella che riguarda l’enorme pericolosità attribuitagli dagli elettori di centrodestra: D’Alema, come noto, si stima moltissimo. Per il resto, tutto assai vero più che verosimile.
Da queste poche righe è dunque lecito inferire che: 1) D’Alema era effettivamente uno dei possibili candidati di Berlusconi, se non il migliore, tenendo conto dell’analoga e infeconda scappatella quirinalizia risalente a sette anni fa (quando fu poi eletto Napolitano). Il Cav. avrebbe trovato in lui il manifesto sostenitore di una linea trattativista e di larghe intese che non teme l’accusa di inciucio, ma il popolo dei sondaggi ha sconsigliato l’impresa; 2) D’Alema un pensierino sulla presidenza della Repubblica l’aveva fatto anche stavolta. Consapevole che dalle parti di Palazzo Grazioli c’è sempre uno che si ricorda dei vecchi amici, deve essersi rabbuiato ascoltando le voci che davano il Cav. prima amletico e poi scettico sulla carta dalemiana; 3) il Cav. a sua volta deve aver percepito il risentimento di D’Alema e, risentito per quel risentimento, ha onorato la sua bonomia telefonandogli direttamente; 4) i due si sono chiariti, rammaricandosi insieme dell’impossibile fuitina. A quel punto Massimo ha chiesto a Silvio un’ultima prova d’amore: “Dillo ai miei carcerieri, digli che non t’interesso più”. Quando lo scopre Travaglio…